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Ti amo da morire, ma si fa per dire

ofelia

Immaginiamo un momento romantico.

Un classicone, come la passeggiata sul lungo mare al tramonto, tu e lui mano nella mano, dopo un’abbuffata di frittura di pesce. Per i miei canoni l’abbuffata di frittura è la parte romantica ma, insomma, immaginate pure la pietanza che volete.

Brezza, pelle che sa ancora di sale, sole e doposole. Sguardi ammiccanti.

Magari siete pure scalzi e non ci sono le schifezze immonde che la gente lascia in spiaggia. Non so voi, ma io nelle fantasie romantiche tendo a evitare gli ambienti con gli stecchi di gelato, i bicchieri appiccicosi di granita e i mozziconi di sigaretta.

Ma anche qui, sentitevi liberi di immaginare quello che vi pare.

A un certo punto lui si ferma, ti prende con dolcezza anche l’altra mano e si avvicina.

Tu gli sorridi a 32 denti perché, nella tua fantasia, l’insalata che servono con la frittura non si infila tra i denti. E soprattutto perché, nella tua fantasia, mangi anche cose dietetiche come l’insalata.

Grazie alla luce della luna e soprattutto al buio della notte, spariscono tutte le imperfezioni, le occhiaie e le rughe, come in un tutorial di Clio.

Sei una strafiga e pure lui sembra un po’ Richard Gere, Patrick Dempsey o insomma, scegliete pure tra le sfere dell’impossibile, tanto siamo in una fantasia.

Di colpo ti guarda. E’ quella romantica fase del rapporto in cui lui non si avvicina all’orecchio fingendo di volerti dire cose sensuali, per poi ruttare. E soprattutto è quella fase del rapporto in cui tu ti illudi che non ti avvicinerai mai al suo orecchio, per rispondere a tono al suo rutto.

Finalmente ti bacia, come nei vecchi film in bianco e nero. Qui non potete scegliere un’altra opzione, non esiste una cosa più romantica.

Poi ti guarda di nuovo. Ti guarda davvero come se tu fossi Charlize Theron.

Allora lì, glielo devi dire: se uno ti illude che hai anche solo le stesse doppie punte di Charlize (perché deve averle pure lei, per forza) è quello giusto e tu glielo devi dire.

E glielo dici: “Ti amo da morire”.

Allora lui cambia espressione-ti lascia le mani-prende una pistola-e ti ammazza.

Fine.

La fantasia qui finisce, frenata violenta con tanto di gomme sull’asfalto e botto finale.

Si ferma il mare, scompare la luna, lui non è più un uomo bellissimo e perfetto ma il problema non è quello: il problema è che lui non è più un uomo.

Torna a galla tutta l’immondizia che avevi preferito eliminare, visto che eri nella tua idea di romanticismo e amore. Eri nella tua fantasia.

Che razza di fantasia, direte voi. Ma in effetti il punto è questo: quando “ti amo da morire” viene preso alla lettera non è più fantasia, non ha più a che fare con l’amore o la passione.

E’ chiaro che tra “ti amo da morire” e quel colpo di pistola c’è dell’altro: liti, segnali di violenza, paure, denunce, rapporti deteriorati, scelte che dovrebbero essere prese in libertà.

C’è tutto un sottostrato culturale e sociale deviato che si insinua distruggendo tutto. Anche se sei nella più idilliaca delle fantasie.

amore

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Immaginiamo un momento romantico.

Un classicone, come la passeggiata sul lungomare al tramonto, tu e lui mano nella mano, dopo un’abbuffata di frittura di pesce. Per i miei canoni l’abbuffata di frittura è la parte romantica ma, insomma, immaginate pure la pietanza che volete.

Brezza, pelle che sa ancora di sale, sole e doposole. Sguardi ammiccanti.

Magari siete pure scalzi e non ci sono le schifezze immonde che la gente lascia in spiaggia. Non so voi, ma io nelle fantasie romantiche tendo a evitare gli ambienti con gli stecchi di gelato, i bicchieri appiccicosi di granita e i mozziconi di sigaretta.

Ma anche qui, sentitevi liberi di immaginare quello che vi pare.

A un certo punto lui si ferma, ti prende con dolcezza anche l’altra mano e si avvicina.

Tu gli sorridi a 32 denti perché, nella tua fantasia, l’insalata che servono con la frittura non si infila tra i denti. E soprattutto perché, nella tua fantasia, mangi anche cose dietetiche come l’insalata.

Grazie alla luce della luna e soprattutto al buio della notte, spariscono tutte le imperfezioni, le occhiaie e le rughe, come in un tutorial di Clio.

Sei una strafiga e pure lui sembra un po’ Richard Gere, Patrick Dempsey o insomma, scegliete pure tra le sfere dell’impossibile, tanto siamo in una fantasia.

Di colpo ti guarda. È quella romantica fase del rapporto in cui lui non si avvicina all’orecchio fingendo di volerti dire cose sensuali, per poi ruttare. E soprattutto è quella fase del rapporto in cui tu ti illudi che non ti avvicinerai mai al suo orecchio, per rispondere a tono al suo rutto.

Finalmente ti bacia, come nei vecchi film in bianco e nero. Qui non potete scegliere un’altra opzione, non esiste una cosa più romantica.

Poi ti guarda di nuovo. Ti guarda davvero come se tu fossi Charlize Theron.

Allora lì, glielo devi dire: se uno ti illude che hai anche solo le stesse doppie punte di Charlize (perché deve averle pure lei, per forza) è quello giusto e tu glielo devi dire.

E glielo dici: “Ti amo da morire”.

Allora lui cambia espressione-ti lascia le mani-prende una pistola-e ti ammazza.

Fine.

La fantasia qui finisce, frenata violenta con tanto di gomme sull’asfalto e botto finale.

Si ferma il mare, scompare la luna, lui non è più un uomo bellissimo e perfetto ma il problema non è quello: il problema è che lui non è più un uomo.

Torna a galla tutta l’immondizia che avevi preferito eliminare, visto che eri nella tua idea di romanticismo e amore. Eri nella tua fantasia.

Che razza di fantasia, direte voi. Ma in effetti il punto è questo: quando “ti amo da morire” viene preso alla lettera non è più fantasia, non ha più a che fare con l’amore o la passione.

È chiaro che tra “ti amo da morire” e quel colpo di pistola c’è dell’altro: liti, segnali di violenza, paure, denunce, rapporti deteriorati, scelte che dovrebbero essere prese in libertà.

C’è tutto un sottostrato culturale e sociale deviato che si insinua distruggendo tutto. Anche se sei nella più idilliaca delle fantasie.