iran

Tradimenti persiani

vendetta

Perché dovete abbassare la tavoletta del water?
Ora ve lo spiego.

Qualche giorno fa mio marito mi ha tradito. Cioè, non so da quanto tempo lo facesse, ma li ho visti per la strada qualche giorno fa.

Stavo uscendo da una traversa e boom! Un coglione venne a sbattere con la sua macchina contro la mia.
Il coglione sporse il capo dal finestrino e urlò: “Beati gli arabi che non hanno donne al volante. L’unica macchina che dovresti usare è quella da cucire, scema!”

Feci due respiri veloci e gli urlai contro: “Anziché stare sempre col telefonino in mano a chattare, leggi qualche notizia, brutto ignorante, che le donne saudite ora possono guidare.”

Beh, quel coglione era mio marito e accanto a lui c’era una donna con un collo lungo e i capelli rossi. Il velo lo teneva in testa con degli occhiali da sole ed era truccata come una drag queen di Broadway!

Con la testa fuori dal finestrino e con gli occhiali rotti sul naso mio marito mi disse: “Ma sei tu?? E perché sei uscita di casa a quest’ora?”

Non gli venne in mente niente altro, capite?

La verità è che le persone che tradiscono hanno l’illusione di essere troppo furbe e, quando vengono beccate, fanno le prepotenti, perché sono troppo orgogliose e, ovviamente, tanto, tanto stupide.
Attaccano per non essere attaccati.
Ma in Iran le persone che tradiscono o sono donne che, beh, vengono lapidate, o sono uomini che hanno il diritto di farlo per la legge islamica. (Quindi questa considerazione vale solo per voi in Italia).

La giraffa con i capelli rossi mi fissava e ho capito, guardando quella bocca larga, che gli stava chiedendo: “Ma è tua moglie?”
Lui scese dalla macchina e con le mani mi fece il gesto di stare calma.

Ma io ERO calma. Ero MOLTO calma.

Dal primo giorno del nostro matrimonio lui puzzava di tradimento.
Quelli che tradiscono parlano bene e hanno sempre un ottimo profumo
e lui aveva sempre un profumo strano, costoso.
Era bravo con le parole e con le parole ha convinto mio padre a dargli il permesso di sposarmi.
A me disse che era disposto a rinunciare a tutte le altre ragazze che frequentava per stare con me.
Io ho vissuto la maledizione di tutte quelle ragazze nella nostra vita.

E ora stava davanti alla macchina e mi ordinava di scendere!
La troietta, nervosa, provava ad aprire la porta e, con le unghie lunghissime, bussava al finestrino facendogli capire che aveva chiuso la porta a chiave.

Noi donne tradite, chiamiamo la nostra rivale “troietta”.
(Quella -etta si usa non tanto per umiliazione o perché lei sia molto più giovane da sembrare una ragazzina, ma perché, in fondo, chi sia lei, è del tutto insignificante).

Stringendo il volante urlai: “Chiama la polizia.”
Con il telefono in mano disse: “Certo ora chiamo per sapere con quale permesso sei uscita di casa.”

Beh, in effetti se poi arriva la polizia staranno dalla sua parte. Primo perché lui è un uomo musulmano e quindi può avere fino a 4 mogli ufficiali e 99 non ufficiali.
Secondo, perché io, per uscire di casa, devo chiedere il permesso a mio marito.
E terzo, perché all’incrocio avrei dovuto dare la precedenza “a lui”.

Allora ho riacceso la macchina, sono partita, e l’ho investito.

Cioè non l’ho investito.

È caduto sul cruscotto e si è attaccato al parabrezza.

Ho dovuto perfino fare marcia indietro per farlo cadere a terra.

E poi gli sono passata sopra.

La troietta urlava e picchiava sul finestrino. Ma lui non era facile da uccidere.

Ho pulito il suo sangue dal parabrezza e ho girato nella strada principale.

Non è vero il detto iraniano che dice: “c’è più gusto a perdonare che vendicarsi.” Perché io mi sentivo felicissima.

La sera mi chiamarono dall’ospedale per darmi la brutta notizia che qualcuno aveva investito mio marito ma che, per fortuna, lui stava bene e da quando si era risvegliato dal coma urlava solo il mio nome.

L’avevo detto io, che non era facile da uccidere, il bastardo.

Due giorni dopo andai a trovarlo in ospedale con un bel mazzo di fiori.

A volte capita di capire che è stato tutto solo un malinteso o che sei saltata troppo presto alle conclusioni. Forse nei film!

Lui ingessato dalla testa ai piedi mi disse:
“Mi dispiace. Perdonami. Sai che non sono in grado di scegliere nemmeno tra il pesce e la carne. Non ce la faccio proprio.”

Povero piccolo.

Presi il cuscino e lo misi sopra la sua bocca chiedendogli:
“Io sono il pesce o la carne? Scegli!”

Persone come lui non meritano di morire, devono essere decomposti dalla natura in mille pezzi per secoli, per poi farli diventare delle ciabatte di plastica o una bambola gonfiabile o qualcosa di questo tipo.

Quindi presi la mia borsa e me ne andai.

Ora cari uomini, per favore, abbassate la tavoletta del water perché chissà, forse nella sua vita precedente, il water era mio marito.

Un po’ di rispetto!vendetta

Perché dovete abbassare la tavoletta del water?
Ora ve lo spiego.

Qualche giorno fa mio marito mi ha tradito. Cioè, non so da quanto tempo lo facesse, ma li ho visti per la strada qualche giorno fa.

Stavo uscendo da una traversa e boom! Un coglione venne a sbattere con la sua macchina contro la mia.
Il coglione sporse il capo dal finestrino e urlò: “Beati gli arabi che non hanno donne al volante. L’unica macchina che dovresti usare è quella da cucire, scema!”

Feci due respiri veloci e gli urlai contro: “Anziché stare sempre col telefonino in mano a chattare, leggi qualche notizia, brutto ignorante, che le donne saudite ora possono guidare.”

Beh, quel coglione era mio marito e accanto a lui c’era una donna con un collo lungo e i capelli rossi. Il velo lo teneva in testa con degli occhiali da sole ed era truccata come una drag queen di Broadway!

Con la testa fuori dal finestrino e con gli occhiali rotti sul naso mio marito mi disse: “Ma sei tu?? E perché sei uscita di casa a quest’ora?”

Non gli venne in mente niente altro, capite?

La verità è che le persone che tradiscono hanno l’illusione di essere troppo furbe e, quando vengono beccate, fanno le prepotenti, perché sono troppo orgogliose e, ovviamente, tanto, tanto stupide.
Attaccano per non essere attaccati.
Ma in Iran le persone che tradiscono o sono donne che, beh, vengono lapidateo sono uomini che hanno il diritto di farlo per la legge islamica. (Quindi questa considerazione vale solo per voi in Italia).

La giraffa con i capelli rossi mi fissava e ho capito, guardando quella bocca larga, che gli stava chiedendo: “Ma è tua moglie?”
Lui scese dalla macchina e con le mani mi fece il gesto di stare calma.

Ma io ERO calma. Ero MOLTO calma.

Dal primo giorno del nostro matrimonio lui puzzava di tradimento.
Quelli che tradiscono parlano bene e hanno sempre un ottimo profumo
e lui aveva sempre un profumo strano, costoso.
Era bravo con le parole e con le parole ha convinto mio padre a dargli il permesso di sposarmi.
A me disse che era disposto a rinunciare a tutte le altre ragazze che frequentava per stare con me.
Io ho vissuto la maledizione di tutte quelle ragazze nella nostra vita.

E ora stava davanti alla macchina e mi ordinava di scendere!
La troietta, nervosa, provava ad aprire la porta e, con le unghie lunghissime, bussava al finestrino facendogli capire che aveva chiuso la porta a chiave.

Noi donne tradite, chiamiamo la nostra rivale “troietta”.
(Quella -etta si usa non tanto per umiliazione o perché lei sia molto più giovane da sembrare una ragazzina, ma perché, in fondo, chi sia lei, è del tutto insignificante).

Stringendo il volante urlai: “Chiama la polizia.”
Con il telefono in mano disse: “Certo ora chiamo per sapere con quale permesso sei uscita di casa.”

Beh, in effetti se poi arriva la polizia staranno dalla sua parte. Primo perché lui è un uomo musulmano e quindi può avere fino a 4 mogli ufficiali e 99 non ufficiali.
Secondo, perché io, per uscire di casa, devo chiedere il permesso a mio marito.
E  terzo, perché all’incrocio avrei dovuto dare la precedenza “a lui”.

Allora ho riacceso la macchina, sono partita, e l’ho investito.

Cioè non l’ho investito.

È caduto sul cruscotto e si è attaccato al parabrezza.

Ho dovuto perfino fare marcia indietro per farlo cadere a terra.

E poi gli sono passata sopra.

La troietta urlava e picchiava sul finestrino. Ma lui non era facile da uccidere.

Ho pulito il suo sangue dal parabrezza e ho girato nella strada principale.

Non è vero il detto iraniano che dice: “c’è più gusto a perdonare che vendicarsi.” Perché io mi sentivo felicissima.

La sera mi chiamarono dall’ospedale per darmi la brutta notizia che qualcuno aveva investito mio marito ma che, per fortuna, lui stava bene e da quando si era risvegliato dal coma urlava solo il mio nome.

L’avevo detto io, che non era facile da uccidere, il bastardo.

Due giorni dopo andai a trovarlo in ospedale con un bel mazzo di fiori.

A volte capita di capire che è stato tutto solo un malinteso o che sei saltata troppo presto alle conclusioni. Forse nei film!

Lui ingessato dalla testa ai piedi mi disse:
“Mi dispiace. Perdonami. Sai che non sono in grado di scegliere nemmeno tra il pesce e la carne. Non ce la faccio proprio.”

Povero piccolo.

Presi il cuscino e lo misi sopra la sua bocca chiedendogli:
“Io sono il pesce o la carne? Scegli!”

Persone come lui non meritano di morire, devono essere decomposti dalla natura in mille pezzi per secoli, per poi farli diventare delle ciabatte di plastica o una bambola gonfiabile o qualcosa di questo tipo.

Quindi presi la mia borsa e me ne andai.

Ora cari uomini, per favore, abbassate la tavoletta del water perché chissà, forse nella sua vita precedente, il water era mio marito.

Un po’ di rispetto!