italy

Uscire dalla caverna

wilma

Così, per dire.
Ogni tanto mi tocca infrangere le mie sacrosante regole dell’asocialità, uscire dalla caverna, togliermi il pigiama, farmi trucco e parrucco, e nientepopodimenoche, andare fuori la sera.
Per 3 motivi:
1- per confermare che è una cosa che non mi va di fare.
2- perché non è che uno può dire sempre di no, come dice mia madre. Ecchecazzo. (Questa è mia, ovviamente, scusa mamma)
3- per confermare che è una cosa che non mi va di fare.
E quindi ieri ho lasciato a casa le creature e tutta in tiro, persino con i tacchi, io e mio marito siamo andati in un rinomato locale per festeggiare il compleanno di un suo amico e collega.
Prima di uscire ero già carica dello spirito giusto, ripetevo come un mantra “che 2 coglioni-che 2 coglioni” e così via, cercando fino all’ultimo di convincere il mio consorte a disertare l’evento, proponendo in alternativa un’ allettantissima serata da sballo tutta divano copertina e c’è posta per te core a core. Ma niente, vabbè.
Perché insomma diciamocelo, già uscire la sera è una bastonata sui denti indescrivibile, ma addirittura il sabato sera è proprio vergognoso, dai.
Comunque. Punti salienti della serata:
Il Buffet. Antropologicamente interessante confermare che indipendentemente dalla quantità di cibo a disposizione, dall’appetito degli avventori e dal periodo dell’anno in cui questa cosa si verifica, l’homo buffens viene fuori in tutta la sua prepotenza e la parola d’ordine è e resta sempre: CI DOBBIAMO SFONDARE. E quindi il jet-set napoletano si è fatto avanti a colpi di clava tra la folla, spingendo e sgommando di mazzate gli astanti per riempirsi il piatto di parmigiana e cestini di tagliatelle.
Il tavolino delle bibite. Gestito egregiamente da 2 entusiaste giovinotte che al 60esimo minuto di festa per poco non ti chiavavano in faccia i bicchieri, congelandoti con sguardi assassini ogni qual volta ti avvicinavi per chiedere vino e acqua, era perfetto. A me poi una delle due mi ha schifato sin dal primo momento, e tra di noi c’è stata tensione per tutta la serata e quindi tutto a posto.
Tralasciando l’età media dei partecipanti, il contesto da casa di riposo “La prostatanza”, e la temperatura glaciale dell’unico tavolo che siamo riusciti ad accaparrarci, è stato tutto molto bello.
Concludo ringraziando il Mojito per avermi fatto compagnia durante tutta la parte finale della travolgente serata, mentre i superstiti dei balli di gruppo si azzuffavano per i dolci come lottatori di Sumo, e il barman, che avendo terminato l’acqua tonica pare abbia composto il cocktail unicamente a base di gin, o rum, che importa, sei il mio mito fratello continua così.

Ora scusate ma vado a fare una lavanda gastrica, con permesso.
Buona domenica a tutti.wilma

Così, per dire.
Ogni tanto mi tocca infrangere le mie sacrosante regole dell’asocialità, uscire dalla caverna, togliermi il pigiama, farmi trucco e parrucco, e nientepopodimenoche, andare fuori la sera.
Per 3 motivi:
1– per confermare che è una cosa che non mi va di fare.
2– perché non è che uno può dire sempre di no, come dice mia madre. Ecchecazzo. (Questa è mia, ovviamente, scusa mamma)
3– per confermare che è una cosa che non mi va di fare.
E quindi ieri ho lasciato a casa le creature e tutta in tiro, persino con i tacchi, io e mio marito siamo andati in un rinomato locale per festeggiare il compleanno di un suo amico e collega.

Prima di uscire ero già carica dello spirito giusto, ripetevo come un mantra “che 2 coglioni-che 2 coglioni” e così via, cercando fino all’ultimo di convincere il mio consorte a disertare l’evento, proponendo in alternativa un’ allettantissima serata da sballo tutta divano copertina e c’è posta per te core a core. Ma niente, vabbè.
Perché insomma diciamocelo, già uscire la sera è una bastonata sui denti indescrivibile, ma addirittura il sabato sera è proprio vergognoso, dai.
Comunque.

Punti salienti della serata:
Il Buffet. Antropologicamente interessante confermare che indipendentemente dalla quantità di cibo a disposizione, dall’appetito degli avventori e dal periodo dell’anno in cui questa cosa si verifica, l’homo buffens viene fuori in tutta la sua prepotenza e la parola d’ordine è e resta sempre: CI DOBBIAMO SFONDARE.

E quindi il jet-set napoletano si è fatto avanti a colpi di clava tra la folla, spingendo e sgommando di mazzate gli astanti per riempirsi il piatto di parmigiana e cestini di tagliatelle.
Il tavolino delle bibite.

Gestito egregiamente da 2 entusiaste giovinotte che al 60esimo minuto di festa per poco non ti chiavavano in faccia i bicchieri, congelandoti con sguardi assassini ogni qual volta ti avvicinavi per chiedere vino e acqua, era perfetto. A me poi una delle due mi ha schifato sin dal primo momento, e tra di noi c’è stata tensione per tutta la serata e quindi tutto a posto.
Tralasciando l’età media dei partecipanti, il contesto da casa di riposo “La prostatanza”, e la temperatura glaciale dell’unico tavolo che siamo riusciti ad accaparrarci, è stato tutto molto bello.

Concludo ringraziando il Mojito per avermi fatto compagnia durante tutta la parte finale della travolgente serata, mentre i superstiti dei balli di gruppo si azzuffavano per i dolci come lottatori di Sumo, e il barman, che avendo terminato l’acqua tonica pare abbia composto il cocktail unicamente a base di gin, o rum, che importa, sei il mio mito fratello continua così.

Ora scusate ma vado a fare una lavanda gastrica, con permesso.
Buona domenica a tutti.