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Voglio fare la stilista – Torino Fashion Week

Ieri sera ho visto una con il triangolo di un bikini in testa, un ombrello grande come una tenda tuareg, un uomo col tacco 10 che manco se mi pagano.

Ma era tutto a posto.

Non avevo mangiato peperonata né sentito un’intervista a Rita Pavone, mi trovavo solo alla Torino Fashion Week, quel posto in cui tutto può accadere almeno per lo spazio di qualche passerella.

Già mi immagino la scena: “Dove ho messo il mio bikini? Dev’essere vicino al mio ombrello pieghevole. Scusi, signore coi tacchi, ha visto il triangolo del mio bikini? Ah no, che scema, ce l’ho in testa”. Sì, dev’essere andata più o meno così.

Dunque, dicevamo, Torino Fashion Week ovvero creazioni dal mondo, stile a pacchi – non sempre nel mio, di stile – e, all’improvviso, un’illuminazione: ecco come gli stilisti scelgono quale modella o modello indosserà i loro abiti!
Sì, ho avuto finalmente una certezza: lo fanno per vendicarsi di qualcosa. Tipo, se hanno un capo veramente bizzarro, ma bizzarro brutto, lo fanno indossare a quella con la faccia da stronza e sempre disgustata, ché tanto non farà differenza. Sempre imbruttita dalla vita resta.

E invece, se hanno una dea dal lieve e leggero incedere tra le fila delle loro mannequin, le faranno calcare la scena con il capo che hanno sempre voluto indossare, quello che sono orgogliosi di avere immaginato, creato, reso vivo.

Ora: perché non ho mai pensato di fare la stilista, me lo volete spiegare?

Avrei potuto mettere a tacere tutte il mio sarcasmo e ridicolizzare il mondo semplicemente buttandolo fuori dal backstage “vai, vai, su… che sei un incanto con quel cocomero di paillettes sotto il cavallo dei pantaloni (…) Ma no che non sembra tu abbia l’orchite! Sei donna!”

Se fossi stata una stilista, all’unica donna che abbia mai davvero odiato al mondo (è una storia che ha a che fare con Giulietta e conigliette) avrei fatto indossare… mah, credo una bottiglia d’acqua Lete. Così poi lei avrebbe potuto farci scorazzare libero il suo unico neurone.

A mio nipote, quando fa il teppista e non vuole baciare la zia, metterei delle scarpe con ponpon di piombo così… dove vuoi andare senza di me!

E poi, vediamo… alla ex portinaia di casa dei miei, che non salutava mai (mica come i pazzi omicida), un bel vestito con i saluti in tutte le lingue del mondo con sensore sonoro. Ogni volta che si avvicina qualcuno, comincia a decantarli dalla lingua inuit al piemontese antico. E purtroppo la zip è rotta, non si può più togliere. Condannata a salutare per sempre.

Ok, forse potrei fare di meglio.

Già, potrei anche dare sfogo a tutta (tuuuutta) la mia incredibile dolcezza vestendo le persone che amo di bellezza e di meraviglia, facendole sentire importanti come meritano. Paillettes, pizzi, seta, morbida lana, palloncini, coriandoli, stelle cadenti, margarita, sole, carne alla griglia, birra, mare, foto, sere d’estate, riunioni di famiglia, baci… si può portare in passerella tutto questo?

Non lo so, ma mi attrezzerei.

In ogni caso, di una cosa sono certa. Quella col bikini in testa doveva averla fatta grossa. Chissà che ha combinato sul mare col pattino vedendo gli ombrelloni lontani lontani.