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Camera con vista: la serie The Crown mi ha salvata

serie tv The Crown

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camera

Ho deciso: voglio una camera da letto con vista su quella di mio marito, per salvare il matrimonio, mantenere il mio sonno inalterato e il mio equilibrio psicofisico in pace col mondo. Una camera doppia, con vani attigui, intima ma separata, da cui ci si può guardare ma senza dormire nello stesso letto. Dove, soprattutto, non ci si può sentire.
Modello The Crown, per intenderci, come quella di Lillibeth e Filippo, in cui l’attuale Regina d’Inghilterra e consorte si danno la buonanotte a distanza agitando la manina.

Il problema chiaramente non è mio marito che russa, ma sono io che ho il sonno particolarmente leggero e mi sveglio subito ai primi ruggiti che ricordano la discesa in letargo dell’orso artico.
Abbiamo già provato alcuni rimedi ma Il cerotto sul naso fa calciatore sfigato, l’olio 31 sul petto fa troppo shamano indiano,  il beat per i denti fa pugile in vacanza… e anche la respirazione ayurvedica non funziona dopo l’amatriciana a cena.
Insomma, l’unica soluzione è agire sul contesto.

I nobili, gente seria, già dalla serie tv Downton Abbey avevano capito che marito e moglie devono avere ognuno la propria camera da letto, da condividere al massimo con valletto e cameriera personali, salvo poi infilarsi durante la notte nelle stanze altrui per farsi scoprire la mattina dopo dalla malcapitata che entra in camera per aprire le tende. Ma Lillibeth va oltre; lei il marito se lo tiene in camera, ma a distanza. Può vedere cosa sta leggendo, può controllare gli orari di uscita e di entrata, può coprire quel russare a distanza con una bella suonata di grammofono.

Il modello Lillibeth mi ha convinta e sono pronta per i lavori di ristrutturazione!
Chiamo l’erede dello studio di architettura che da generazioni segue l’interior design di Buckingham Palace e gli lascio le chiavi di casa mia. Riduco un po’ lo spazio in camera della bambine, che tanto ‘ste scrivanie son lì a prendere muffa… Tiro via l’angolo del soggiorno con la cuccia del cane, che starà comodo anche nell’ingresso, vicino allo spiffero della porta, così fa meglio la guardia… Il secondo bagno me lo inglobo direttamente in stanza, che fa tanto francese avere la toilette vicino alla federa del cuscino… Il tavolo nuovo da 12 lo faccio segare in due, che fa meno pacchiano, e impilo i pezzi come le sedie Ikea…
E voilà: ecco dritto davanti al mio letto un corridoio di spazio in cui intravedo, là in fondo, la nuova postazione per il giaciglio di mio marito. In mezzo una bella porta a soffietto, in barba al feng shui, che limita lo scorrere dell’energia positiva, è vero, ma ferma anche un paio di potenziali cristi santi e madonne nelle notti di luna piena.

Lillibeth, grazie di esistere, e di aver dato a noi donne mortali una nuova speranza per far funzionare il matrimonio, oltre che aver dato al mondo la ricetta dell’earl grey per la risoluzione delle crisi internazionali.
God Save The Queen.
Ho deciso: voglio una camera da letto con vista su quella di mio marito, per salvare il matrimonio, mantenere il mio sonno inalterato e il mio equilibrio psicofisico in pace col mondo. Una camera doppia, con vani attigui, intima ma separata, da cui ci si può guardare ma senza dormire nello stesso letto. Dove, soprattutto, non ci si può sentire.
Modello The Crown, per intenderci, come quella di Lillibeth e Filippo, in cui l’attuale Regina d’Inghilterra e consorte si danno la buonanotte a distanza agitando la manina.

Il problema chiaramente non è mio marito che russa, ma sono io che ho il sonno particolarmente leggero e mi sveglio subito ai primi ruggiti che ricordano la discesa in letargo dell’orso artico.
Abbiamo già provato alcuni rimedi ma Il cerotto sul naso fa calciatore sfigato, l’olio 31 sul petto fa troppo shamano indiano,  il beat per i denti fa pugile in vacanza… e anche la respirazione ayurvedica non funziona dopo l’amatriciana a cena.
Insomma, l’unica soluzione è agire sul contesto.

I nobili, gente seria, già dalla serie tv Downton Abbey avevano capito che marito e moglie devono avere ognuno la propria camera da letto, da condividere al massimo con valletto e cameriera personali, salvo poi infilarsi durante la notte nelle stanze altrui per farsi scoprire la mattina dopo dalla malcapitata che entra in camera per aprire le tende. Ma Lillibeth va oltre; lei il marito se lo tiene in camera, ma a distanza. Può vedere cosa sta leggendo, può controllare gli orari di uscita e di entrata, può coprire quel russare a distanza con una bella suonata di grammofono.

Il modello Lillibeth mi ha convinta e sono pronta per i lavori di ristrutturazione!
Chiamo l’erede dello studio di architettura che da generazioni segue l’interior design di Buckingham Palace e gli lascio le chiavi di casa mia. Riduco un po’ lo spazio in camera della bambine, che tanto ‘ste scrivanie son li a prendere muffa… Tiro via l’angolo del soggiorno con la cuccia del cane, che starà comodo anche nell’ingresso, vicino allo spiffero della porta, così fa meglio la guardia… Il secondo bagno me lo inglobo direttamente in stanza, che fa tanto francese avere la toilette vicino alla federa del cuscino… Il tavolo nuovo da 12 lo faccio segare in due, che fa meno pacchiano, e impilo i pezzi come le sedie Ikea…
E voilà: ecco dritto davanti al mio letto un corridoio di spazio in cui intravedo, là in fondo, la nuova postazione per il giaciglio di mio marito. In mezzo una bella porta a soffietto, in barba al feng shui, che limita lo scorrere dell’energia positiva, è vero, ma ferma anche un paio di potenziali cristi santi e madonne nelle notti di luna piena.

Lillibeth, grazie di esistere, e di aver dato a noi donne mortali una nuova speranza per far funzionare il matrimonio, oltre che aver dato al mondo la ricetta dell’earl grey per la risoluzione delle crisi internazionali.
God Save The Queen.