adesso!

Cose che non stanno bene insieme: tette grosse e jogging

jogging e tette grosse

tette grosse jogging

Il mio amico Matteo mi disse che avrebbero dovuto vietare il jogging alle tettone. Aveva ragione, cazzo. Io sono tettona e vado a correre. Sì lo so, fa ridere: io che corro? Ho appena riscoperto la parola sul dizionario e, oh, a quanto pare esiste davvero. Credevo fosse fantascienza, tipo dieta. Dio. Ste cose qua ‘nsomma.

Non mi piace essere osservata mentre corro, e anche Thelma e Louise non gradiscono. Tutti quelli che mi corrono incontro inevitabilmente si distraggono, cadono nel fosso, inciampano nella loro bava, in loro stessi, nella loro coscienza, nella fede nuziale, sbattono contro l’albero, sbagliano strada, si liquefanno, si congelano, si scontrano con il compagno, finiscono a Mordor… E cose così.

Quelli che odio di più sono i vecchi che fissano con il loro viscidume, come se io fossi un cantiere in costruzione (è vero amore), godendosi lo spettacolo sulle panchine con burrobirra e patatine. Nella loro testa parte il REC e riguardano la scena in slow motion cantando “The show must go on”, con applausi al seguito. Stay hungry, stay al cinema.

Da come mi guardano pare abbiano visto una di quelle belle figheire da film di De Sica, settima abbondante, pancia fuori, top di 3 taglie più piccole per accentuare l’effetto bombe atomiche, super fisicate e in forma per davvero.

Raga in realtà la scena è di una delusione immensa, ve lo giuro! Fa ridere!
Maglietta di Toy Story, evidenti acciacchi da settantenne veterana di guerra, occhiali da sole, cuffiette, fiato corto, faccia devastata, sudata e puzzolente. Scelgo l’unico giorno di merda con trombe d’aria, vento, apocalypse now, arca di Noè e scioglimento della Barriera, così oltre al raffreddore immediato, rischio il congelamento stile Capitan America.

Corro a tempo di musica (chi non lo fa?) e mi sento una figa della Madonna, supera gasata, ginnica. Polpacci grossi come quelli di Cristiano Ronaldo e scioltezza nei movimenti di Cassano dopo un pranzo domenicale.

Ho la percezione che tutti gli altri sentano la mia musica e vedano che vado a ritmo, quindi sono ancora più presa bene. Nelle cuffiette i Backstreet Boys. In loop. Raga, intramontabili. “Evriii baaaadiii, ieeee! Rack ior baaaadi, ieee!”

Ma poi il vecchio di merda interrompe la mia presa bene con un applauso (giuro, è successo) e quindi sticazzi. Vorrei prenderlo a calci o buttarmi nei rovi, alla fine mi limito a guardarlo male, ma non se ne accorge perché non mi guarda in faccia. Che disagio.

E odio anche incontrare un runner bono. Con un disperato tentativo di recupero cerco di farmi figa e accelero l’andatura, fingo di avere forze ma in realtà vorrei sdraiarmi a faccia in giù sull’asfalto e piangere. Assumo un’espressione normale fingendo un fiato controllato e il respiro regolare anche se avrei bisogno di un polmone nuovo e un’ambulanza. Sto per svenire. E nulla di tutto ciò ha i suoi effetti perché lui continua a vedere solo una polpetta affannata che corre e mi sorpassa a 200 all’ora.
Chissenefrega. Non era poi così figo, era quasi bruttino direi, da lontano non sembrava.

E niente. Vorrei trovare un finale disneyano da vissero tutti felici e contenti, ma purtroppo questa è solo la storia triste di una polpetta che andò a correre e tornò a casa piangendo.

Vi auguro di reincarnarvi in Dora l’Esploratrice.

jogging tette grosse

6jogging e tette grosse

Il mio amico Matteo mi disse che avrebbero dovuto vietare il jogging alle tettone. Aveva ragione, cazzo. Io sono tettona e vado a correre. Sì lo so, fa ridere: io che corro? Ho appena riscoperto la parola sul dizionario e, oh, a quanto pare esiste davvero. Credevo fosse fantascienza, tipo dieta. Dio. ‘Ste cose qua, ‘nsomma.

Non mi piace essere osservata mentre corro e anche Thelma e Louise non gradiscono. Tutti quelli che mi corrono incontro inevitabilmente si distraggono, cadono nel fosso, inciampano nella loro bava, in loro stessi, nella loro coscienza, nella fede nuziale, sbattono contro l’albero, sbagliano strada, si liquefanno, si congelano, si scontrano con il compagno, finiscono a Mordor… E cose così.

Quelli che odio di più sono i vecchi che mi fissano con il loro viscidume, come se io fossi un cantiere in costruzione (è vero amore), godendosi lo spettacolo sulle panchine con burrobirra e patatine. Nella loro testa parte il REC e riguardano la scena in slow motion cantando “The show must go on”, con applausi al seguito. Stay hungry, stay al cinema.

Da come mi guardano pare abbiano visto una di quelle belle fighèire da film di De Sica, settima abbondante, pancia fuori, top di 3 taglie più piccole per accentuare l’effetto bombe atomiche, super fisicate e in forma per davvero.

Raga, in realtà la scena è di una delusione immensa, ve lo giuro! Fa ridere!
Maglietta di Toy Story, evidenti acciacchi da settantenne veterana di guerra, occhiali da sole, cuffiette, fiato corto, faccia devastata, sudata e puzzolente. Scelgo l’unico giorno di merda con trombe d’aria, vento, apocalypse now, arca di Noè e scioglimento della Barriera, così oltre al raffreddore immediato, rischio il congelamento stile Capitan America.

Corro a tempo di musica (chi non lo fa?) e mi sento una figa della Madonna, supera gasata, ginnica. Polpacci grossi come quelli di Cristiano Ronaldo e la scioltezza nei movimenti di Cassano dopo un pranzo domenicale.

Ho la percezione che tutti gli altri sentano la mia musica e vedano che vado a ritmo, quindi sono ancora più presa bene. Nelle cuffiette i Backstreet Boys. In loop. Raga, intramontabili. “Evriii baaaadiii, ieeee! Rack ior baaaadi, ieee!”

Ma poi il vecchio di merda interrompe la mia presa bene con un applauso (giuro, è successo) e quindi sticazzi. Vorrei prenderlo a calci o buttarmi nei rovi, alla fine mi limito a guardarlo male, ma non se ne accorge perché non mi guarda in faccia. Che disagio.

E odio anche incontrare un runner bono. Con un disperato tentativo di recupero cerco di farmi figa e accelero l’andatura, fingo di avere forze ma in realtà vorrei sdraiarmi a faccia in giù sull’asfalto e piangere. Assumo un’espressione normale fingendo un fiato controllato e il respiro regolare anche se avrei bisogno di un polmone nuovo e un’ambulanza. Sto per svenire. E nulla di tutto ciò ha i suoi effetti perché lui continua a vedere solo una polpetta affannata che corre e mi sorpassa a 200 all’ora.
Chissenefrega. Non era poi così figo, era quasi bruttino direi, da lontano non sembrava.

E niente. Vorrei trovare un finale disneyano da vissero tutti felici e contenti, ma purtroppo questa è solo la storia triste di una polpetta che andò a correre e tornò a casa piangendo.

Vi auguro di reincarnarvi in Dora l’Esploratrice.