rubriche

E’ il momento giusto per il detox.

bambino bio

detox

Si sa che lanciarsi su aperitivi, porchetta, finocchiona, polenta taragna e simili con la velocità di Usain Bolt in finale non vada annoverato tra gli stili di vita corretti.

Si sa che non si ingrassa fra Natale e Capodanno. La prova costume si fa da Capodanno a Natale.

Si sa che mangiare sano, tenersi in forma e tutto il corollario non è una punizione, ma uno stile di vita, che deve essere mantenuto nei mesi.
Dieta, dal greco δίαιτα, significa “ modo di vivere “.
(Sì, ma modo di vivere corretto, non cialtronate tipo: mangio una teglia di tiramisù senza respirare e poi metto il Dietor nel caffè).

E si sa anche che  è ADESSO che dobbiamo darci dentro. No, non darci dentro nel senso di abbuffarsi. Darci dentro con il detox.
È il periodo fra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera che è il momento perfetto, dice, per ripulirsi.

Quindi, stamani sono andata al supermercato bio, non un supermercato qualunque, ma proprio quello bio, piena di entusiasmo e di buone intenzioni.

Entro, prendo il mio carrellino, e inizio a inoltrarmi fra i reparti e gli scaffali sentendomi già più purificata.
Ci sono tre inservienti che chiacchierano fra di loro, e, da quello che dicono, capisco essere vegani.
Ecco perché mi parevano in fin di vita.
Bianchi come un cencio appena candeggiato, parlavano con vocetta soft, quasi impercettibile.
A me è subito venuta una gran voglia di pane e salame, ma ho tirato dritto.

Alghe, farine integrali, cereali antichi, verdure bio, kilometro zero, tofu seitan topinambur, legumi, e semi. I famosi semini che Roberto Bolle dichiara fiero di ingoiare ogni giorno.

È quasi finito l’inverno, mi detoxo, già penso a quando, a casa, mi farò una bella zuppa, per pranzo, con tante verdure, frutta, roba integrale…

Compro di tutto, colta da entusiasmo incontenibile, e arrivo alla cassa.

Chiedo quant’è, e mi sparano una cifra che nemmeno la compravendita di un rene di contrabbando.
Ma la salute prima di tutto, no?
Sacchetti non ce ne sono. Mi danno una scatola di cartone, che si ricicla. Bene, imbraccerò la mia spesa come un neonato.
L’ambiente è sacro, inquinare è letale.

Metto tutto dentro, saluto gioiosa, perché in quei supermercati lì devi essere zen e hygge, e prendo lo scatolone.

Sento fare un inquietante Crack. A parte essermi strappata i pantaloni (male, molto male, vuol dire che ho il culone), il crack proveniva dalla mia schiena.
Sono rimasta mezza bloccata, a mo’ di colpo della strega.
Cogliona, lo sai che si devono piegare le gambe e non la schiena, prima di sollevare pesi?

Quindi, zoppicando sono tornata a casa e per la tristezza mi sono cucinata due etti di carbonara (senza panna eh?)

Ma da lunedì, non so quale lunedì, ma da lunedì…detox

Si sa che lanciarsi su aperitivi, porchetta, finocchiona, polenta taragna e simili con la velocità di Usain Bolt in finale, non sia annoverato tra gli stili di vita corretti.

Si sa che non si ingrassa fra Natale e Capodanno. La prova costume si fa da Capodanno a Natale.

Si sa che mangiare sano, tenersi in forma e tutto il corollario non è una punizione, ma uno stile di vita, che deve essere mantenuto nei mesi.
Dieta, dal greco δίαιτα, significa “ modo di vivere “.
(Sì, ma modo di vivere corretto, non cialtronate tipo: mangio una teglia di tiramisù senza respirare e poi metto il dietor nel caffè).

E si sa anche che  è ADESSO che dobbiamo darci dentro. No, non darci dentro nel senso di abbuffarsi. Darci dentro con il detox.
È il periodo fra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera che è il momento perfetto, dice, per ripulirsi.

Quindi, stamani sono andata al supermercato bio, non un supermercato qualunque, ma proprio quello bio, piena di entusiasmo e di buone intenzioni.

Entro, prendo il mio carrellino, e inizio a inoltrarmi fra i reparti e gli scaffali sentendomi già più purificata.
Ci sono tre inservienti che chiacchierano fra di loro, e, da quello che dicono, capisco essere vegani.
Ecco perché mi parevano in fin di vita.
Bianchi come un cencio appena candeggiato, parlavano con vocetta soft, quasi impercettibile.
A me è subito venuta una gran voglia di pane e salame, ma ho tirato dritto.

Alghe, farine integrali, cereali antichi, verdure bio, kilometro zero, tofu seitan topinambur, legumi, e semi. I famosi semini che Roberto Bolle dichiara fiero di ingoiare ogni giorno.

È quasi finito l’inverno, mi detoxo, già penso a quando, a casa, mi farò una bella zuppa, per pranzo, con tante verdure, frutta, roba integrale…

Compro di tutto, colta da entusiasmo incontenibile, e arrivo alla cassa.

Chiedo quant’è, e mi sparano una cifra che nemmeno la compravendita di un rene di contrabbando.
Ma la salute prima di tutto, no?
Sacchetti non ce ne sono. Mi danno una scatola di cartone, che si ricicla. Bene, imbraccerò la mia spesa come un neonato.
L’ambiente è sacro, inquinare è letale.

Metto tutto dentro, saluto gioiosa, perché in quei supermercati lì devi essere zen e hygge, e prendo lo scatolone.

Sento fare un inquietante Crack. A parte essermi strappata i pantaloni (male, molto male, vuol dire che ho il culone), il crack proveniva dalla mia schiena.
Sono rimasta mezza bloccata, a mo’ di colpo della strega.
Cogliona, lo sai che si devono piegare le gambe e non la schiena, prima di sollevare pesi?

Quindi, zoppicando sono tornata a casa e per la tristezza mi sono cucinata due etti di carbonara (senza panna eh?)

Ma da lunedì… Non so quale lunedì, ma da lunedì…