italy

La domanda che non dovevo fare

domanda, difetti, naso

Quella domanda che non dovevo fare

Location: davanti allo specchio del bagno, la mattina, prima di andare al lavoro.
Lui si sta lavando i denti, è mezzo piegato in avanti.
Io sono di fianco a lui, mi sto osservando allo specchio.
– Amore, posso farti una domanda?
Sì, certo (farfuglia lui, con la bocca mezza piena di dentifricio)
-Secondo te, quali sono i miei difetti fisici? Cosa dovrei rifarmi?
Sputa il dentifricio, sciacqua per bene il tutto, solleva lo sguardo da cocker diffidente, che non sa se l’osso che gli offri è buono o avvelenato, poi sospira, capisce che sennò non si esce dal bagno, fa mentalmente il segno della croce, saluta il sole, il mare e le capinere, quindi fa un bel sospiro e apre la bocca per rispondere alla mia domanda.
Io intanto sto mentalmente elencando tutti i miei possibili e immaginabili difetti, quelli che da anni ho individuato e psicanalizzato nel tentativo di accettarmi e di piacermi sopra ogni cosa: le tette – il sedere – le rughette – le occhiaie – i fianchi – l’acne e i punti neri – il colore dei capelli…

Finalmente muove le labbra e, con tono fintamente indifferente, mi dice:
– Allora, secondo me dovresti provare a farti ridurre la dimensione dei buchi del naso. Sono troppo larghi.
-Sul serio? Dici davvero? I buchi del naso? Quelli lì davanti?

Mi guardo di lato, di sotto, di sopra, ci infilo dentro un dito e in effetti ci entra comodamente, largamente, ce lo puoi rigirare. E sì, non sono proprio bellissimi, i miei buchi del naso.

Dentro di me gli do ragione: ho due gallerie autostradali al posto dei buchi del naso. Due buchi neri interstellari. Due enormi laghi oscuri in cui lo sguardo si perde. Due emisferi boreali, due arcipelaghi, due galassie…

Grazie, amore mio. Da domani avrò un milione di complessi + uno: il complesso dei buchi del naso troppo larghi.

domanda, difetti, naso

Quella domanda che non dovevo fare

Location: davanti allo specchio del bagno, la mattina, prima di andare al lavoro.
Lui si sta lavando i denti, è un po’ piegato in avanti.
Io, al suo fianco, mi sto osservando allo specchio.
– Amore, posso farti una domanda?
– Sì, certo (farfuglia lui, con la bocca mezza piena di dentifricio).
-Secondo te, quali sono i miei difetti fisici? Cosa dovrei rifarmi?

Sputa il dentifricio, sciacqua per bene il tutto, solleva lo sguardo da cocker diffidente che non sa se l’osso che gli offri è buono o avvelenato, poi sospira, capisce che sennò non si esce dal bagno, fa mentalmente il segno della croce, saluta il sole, il mare e le capinere, quindi prende un bel respiro e apre la bocca per rispondere alla mia domanda.
Io intanto sto mentalmente elencando tutti i miei possibili e immaginabili difetti, quelli che da anni ho individuato e psicanalizzato nel tentativo di accettarmi e di piacermi sopra ogni cosa: le tette – il sedere – le rughette – le occhiaie – i fianchi – l’acne e i punti neri – il colore dei capelli…

Finalmente muove le labbra e, con tono fintamente indifferente, dice:
– Allora, secondo me dovresti provare a farti ridurre la dimensione dei buchi del naso. Sono troppo larghi.

– Sul serio? Dici davvero? I buchi del naso? Quelli lì davanti?

Mi guardo di lato, di sotto, di sopra, ci infilo dentro un dito e in effetti ci entra comodamente, largamente, ce lo puoi rigirare. E sì, non sono proprio bellissimi, i miei buchi del naso.

Dentro di me gli do ragione: ho due gallerie autostradali al posto dei buchi del naso. Due buchi neri interstellari. Due enormi laghi oscuri in cui lo sguardo si perde. Due emisferi boreali, due arcipelaghi, due galassie…

Grazie, amore mio! Da domani avrò un milione di complessi + uno: il complesso dei buchi del naso troppo larghi.