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eros e cibo

Cuore mio
amiamoci così, su un letto di rucola, con il prezzemolo fra i molari e un’arancia tra gli incisivi, cotti fuori ma teneri dentro, con i semini di sesamo pronti a schizzare per ogni dove ad una tua spolverata di grana.
Quinoa, manioca, tapioca ma poca poca perché l’esotico ha stufato parecchio, torniamo al nostro vecchio confortante bollito in salsa verde e alla lingua, la lingua salmistrata e pure un po’ sfumata, una passata et voilà, rinvengono pure i porcini secchi e disidratati della Val di Fiemme.

Ciliegino mio, dimmi, giurami, che mai ci sarà una riduzione e che c’è salsa e salsa, lo so, ma tu aspetta, non tirare il dado e lasciami ancora riposare un po’, lontana da fonti di calore, e aggiungimi in fondo, perché hai bisogno del mio aroma come io ho bisogno di sapere che non mi sono macerata inutilmente.

Lo sai che ti ho sempre mantecato al meglio ed è vero, il nostro fuoco è stato a volte basso e a volte medio ma mai, mai sono mancati i flambé e le ripassate doppie se non triple con l’impiattamento finale, talvolta veloce, con poche guarnizioni e qualche sbavatura ma l’importante è aver finito nei tempi previsti ed averlo fatto qb.

Ti aspetto qui, come sempre morbida, barricata e semiaffogata al caffé.

Tua Julienne.[:]