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Runners: dimmi come corri e ti dirò chi sei

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Runners: dimmi come corri e ti dirò chi sei

Vi state approcciando all’attività fisica dopo le feste? State cercando di smaltire il Pandoro con il mascarpone e avete deciso di farlo in stile economy, correndo al parco? Bene. Perfetto.
Prima di studiare un piano di allenamento, però, per non perdere un ginocchio, un polmone e la fiducia nella vita -in quest’ordine, in ordine sparso o tutti in un colpo solo – dovete sapere chi potreste incontrare durante la vostra corsa.
I runners non sono tutti uguali. Ci sono alcune categorie che vanno analizzate per capire chi si potrebbe incontrare lungo il cammino/corsa

I non umani
Quelli che corrono da una vita. Li riconosci subito: abbigliamento super tecnico, passo leggero, braccia che ondeggiano precise.
Loro non sudano. Loro ridono.
Se sono in coppia hanno lo stesso ritmo e chiacchierano, per giunta.
Se la loro fronte è bagnata non è sudore ma piccole gocce di Champagne, perché chiaramente non sono umani.

I survivors
Quelli che corrono da poco. Li vedi che si impegnano. Si sono appena comprati l’attrezzatura semi tecnica con gli sconti alla Decathlon.
Passo incerto. Alternano la falcata di Bolt all’andatura della vecchina che fa la spesa alla Coop il sabato mattina. Potrebbero sbagliare o potrebbero aver inventato un nuovo rivoluzionario modo di correre perché sono quelli che non si fermano. Mai.

Gli splendidi
Quelli che corrono dall’altro ieri. Falcata perfetta, sorriso sgargiante, cuffie abbinate al top – che è abbinato ai calzini – che senza dubbio sono abbinati alle mutande. Ti sorpassano, profumano, non sudano, sono splendidi.
E si accasciano dietro l’angolo, dopo due metri.
Quando li raggiungi, li vedi con le mani poggiate sulle ginocchia che stanno in iperventilazione.

Gli spizzatori
Quelli che buttano l’occhio, si girano, guardicchiano. Quelli che spizzano i culi altrui. Maschi, femmine, lo fanno tutti. A tutti. Non è una categoria specifica di persona. È il mondo.

I dog runner
Quelli che magari non corrono ‘da cani’ ma ‘con i cani’. Che se li guardi bene, quei poveri cani, gli leggi sul musetto la delusione atroce di chi era convinto di andare a fare solo una serena pisciatina al parco e invece sono lì che sudano e sbavano dietro ai padroni salutisti e intanto mandano segnali di aiuto a tutti quelli che incontrano.

Gli androidi -probabilmente assassini
Quelli che corrono senza ascoltare la musica. Boh, mi fate paura. Davvero.

Gli altri
Non sono identificabili in un unico gruppo uniforme. Sono tutti diversi. Sono ‘Gli Altri’. Io ne ho visti di tutti i tipi:
– Mazinga
Il tizio che corre nel parco con un braccio infilato in un tubo di gommache sembra Mazinga ma è solo uno che, dopo due giri di pista, si ferma e fa gli addominali sul tappetino. Tappetino che, mentre corre, porta arrotolato lungo il braccio, per non farselo fregare.
– L’alcolista
La tizia che corre ondeggiando incerta, come una che fa lo slalom tra le merde di cane dopo una sbronza – e magari è davvero così – e intanto regge il cellulare con una mano mentre con l’altra si regge la sciarpina intorno al collo. Lei corre con la sciarpina.
– Il miracolato
L’ottantenne che corre male, piano ma comunque ce la fa più di te.
– L’impiegato
Il tizio che corre in jeans e golfino, mentre porta il giaccone in mano.
Che se uno così lo becchi fuori dalla pista, cominci a scappare convinta ci sia un attentato in corso o uno sbarco alieno o che ne so.
Ma nella pista da corsa è ‘solo’ un pazzo che corre, vestito da impiegato.
– I fighi.
Oh, ci stanno. Capitano. Come i temporali estivi o le ondate di caldo a gennaio. Corrono bene, non sudano Champagne, sono vestiti nel modo giusto ma non necessariamente abbinato con le sfumature del cielo, e degli alberi.  Sono fighi e basta.
– Le fighe.
Eh, pure quelle ci stanno.

Io

E poi ci sono io. Che per correre, corro, eh. Una volta con l’attrezzatura tecnica, una volta con i pigiami di Tezenis. Una volta con la falcata di Bolt, una volta con l’eleganza di Maria de Filippi ai tempi dei balli con Kledi.
Io, che sono quel tipo di runner che prima o poi prenderà un palo in faccia perché passo troppo tempo a guardare come corrono gli altri invece di guardare avanti.