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Storia dell’evoluzione di un rapporto

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Come cambia un rapporto nel corso del tempo? Qui ve lo spiego.

Le stelle cadenti

Prima del primo appuntamento: romanticismo al top. Vedo una stella cadente e lo scrivo su Facebook. Quello che, anche se ancora non lo so, diventerà mio marito, mi scrive una frase romanticissima su quella stella per darmi la buonanotte.

Dicembre 2019, sette mesi dopo il nostro matrimonio: vedo una stella cadente. In preda all’eccitazione emetto gridolini talmente acuti che i cani del circondario impazziscono. Mio marito fa un mezzo infarto, lo prendo a calci sullo sterno per farlo rinvenire e, quando sente che il motivo di tanta eccitazione era un semplice sasso che si incendia cadendo nella nostra atmosfera… beh, diciamo che Vittorio Sgarbi, al confronto, sarebbe sembrato un’educanda appena uscita da un collegio di suore.

Il ristorante

Primo appuntamento: Ristorante. Occhi negli occhi. Lui fa battute, racconta le sue mirabolanti imprese passate gesticolando come un predicatore infervorato. Io lo fisso, mangiando il meno possibile, giocherellando con i capelli, mostrando i polsi, ridendo sguaiatamente ad ogni sua parola e facendo desiderare la morte istantanea agli altri avventori e ai camerieri. Insomma, il classico dei primi appuntamenti.

Gennaio 2020, otto mesi dopo il nostro matrimonio: Cena fuori, visto che la cucina è sotto restauro. Si scherza entrambi con la cameriera del ristorante, si prende per i fondelli gli altri avventori, io mangio come un caimano dopo due anni di dieta. Manca solo una gara di rutti e sarebbe la serata perfetta.

Dormire insieme

Primi tempi: abbracciati praticamente per tutta la notte, ci si muove a malapena per paura di svegliare l’altro, ogni tanto ci si scambia qualche bacio discreto. Questo quando ci si limita a dormire, ovvio. 

Dopo due anni di convivenza: se c’è l’abbraccio, dura dieci minuti perché lui ha caldo. Io mi giro e mi rigiro perché non trovo LA posizione comoda e quando sto per addormentarmi mi devo alzare per andare a fare pipì. Soffro di incubi, per cui spesso mi lamento nel sonno, quando va bene. Quando va male mollo sberle a caso. Essendo in due, la vittima, anche se succede di rado, per fortuna (sua), è sempre mio marito, che comunque non è da meno, visto che russa e parla nel dormiveglia.

Guardando questo bel quadretto, posso dirlo con tutta sincerità: ne è valsa la pena?

Certo che sì!