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Storie di ordinario razzismo, un venerdì mattina

razzismo

Scena fresca di stamattina. Stazione Termini, prendo il treno per Napoli, ma io scendo alla prima fermata, la mia piccola città gucciniana.

È venerdì e il treno è pieno di studenti che tornano per il fine settimana con i trolley pieni di panni da far lavare e stirare a mammà.

Trovo ancora un posto (per fortuna nel senso di marcia che se no vomito). Accanto a me un vecchio che sonnecchia, di fronte due ragazzi che non smetto di guardare: uno con il ciuffo biondo anzi giallo con la zona sopra-orecchie ampiamente rasata, l’altro con un ciuffo fitto di capelli nerissimi tipo rasta e la rasatura sopra le orecchie pure lui.

Mi incanto, sembrano l’uno il negativo simmetrico dell’altro, il ragazzo bianco con la maglietta nera, il ragazzo nero con la maglietta bianca. In mano lo stesso iPhone con le stesse cuffie, ognuno sorride con la sua musica dentro i timpani.

Il treno si riempie, si avvicina una signora anzianotta, con la permanente a palletta e il cappottino con il collo di coniglio. Ha un bastone per aiutarsi.

Si avvicina al nostro quadrato e punta il bastone contro il ragazzo nero che siede vicino al finestrino.

“Ehi, giovanotto, -dice- mi fai sedere?”

Il rasta-rasato lo guarda trasecolato e solerte dice: “sì certo”- poi aggiunge guardando il suo gemello diverso seduto accanto a lui e più vicino alla signora – “ma perché proprio io?” (con un accento marcatamente romanesco).

La vecchia con la permanente a palletta risponde pronta:”Perché tu sei abituato ai sacrifici”

Silenzio. Il ragazzo nero fa per alzarsi ma io mi alzo in contemporanea: “Signora, se lei intende che lui ha fatto una vita di merda si sieda al mio posto, perché anch’io ho fatto ‘na vita piena  demmerda e so’ abituata ai sacrifici!”

No, niente, il ragazzo nero la fa accomodare e rimane in piedi. Mi ribolle il sangue… ‘sta stronza… guarda come è soddisfatta, non ci posso credere!

Colpo di scena finale: si alza il ragazzo biondo il quale, con fare deciso, apostrofa il nero in piedi: “Scusa, ti dispiace  sedere al mio posto, soffro di mal di schiena e non posso stare seduto troppo”.

La signora con la permanente a palletta si sposta indispettita verso il finestrino, non vuole urtare neanche per errore il gomito del nero.
Tra me e il  biondino mechato un veloce sguardo di complicità, il vecchio accanto a me fa una smorfia mentre dorme. Sembra un sorriso.

Scena fresca di stamattina. Stazione Termini, prendo il treno per Napoli, ma io scendo alla prima fermata, la mia piccola città gucciniana. E’ venerdì e il treno è pieno di studenti che tornano per il fine settimana con i trolley pieni di panni da far lavare e stirare a mammà.

Trovo ancora un posto(per fortuna nel senso di marcia che se no vomito). Accanto a me un vecchio che sonnecchia, di fronte due ragazzi che non smetto di guardare: uno con il ciuffo biondo anzi giallo con la zona sopra-orecchie ampiamente rasata, l’altro con un ciuffo fitto di capelli nerissimi tipo rasta e la rasatura sopra le orecchie pure lui.

Mi incanto, sembrano l’uno il negativo simmetrico dell’altro, il ragazzo bianco con la maglietta nera, il ragazzo nero con la maglietta bianca. In mano lo stesso iphone con le stesse cuffie, ognuno sorride con la sua musica dentro i timpani.

Il treno si riempie, si avvicina una signora anzianotta, con la permanente a palletta e il cappottino con il collo di coniglio. Ha un bastone per aiutarsi.

Si avvicina al nostro quadrato e punta il bastone contro il ragazzo nero che siede vicino al finestrino.

“Ehi, giovanotto, -dice- mi fai sedere?”

Il rasta-rasato lo guarda trasecolato e solerte dice:”sì certo”- poi aggiunge guardando il suo gemello diverso seduto accanto a lui e più vicino alla signora – ”ma perché proprio io?”(con un accento marcatamente romanesco)

La vecchia con la permanente a palletta risponde pronta:”perché tu sei abituato ai sacrifici”

Silenzio . Il ragazzo nero fa per alzarsi ma io mi alzo in contemporanea: ”signora, se lei intende che lui ha fatto una vita di merda si sieda al mio posto, perché anch’io ho fatto ‘na vita piena  demmerda e so’ abituata ai sacrifici!”

No, niente, il ragazzo nero la fa accomodare e rimane in piedi. Mi ribolle il sangue…sta stronza…guarda come è soddisfatta, non ci posso credere!

Colpo di scena finale: si alza il ragazzo biondo il quale con fare deciso apostrofa il nero in piedi: “scusa, ti dispiace  sedere al mio posto, soffro di mal di schiena e non posso stare seduto troppo”

La signora con la permanente a palletta si sposta indispettita verso il finestrino, non vuole urtare neanche per errore il gomito del neroTra me e il  biondino mechato un veloce sguardo di complicità, il vecchio accanto a me fa una smorfia mentre dorme. Sembra un sorriso.