No.
Non sarebbe stata una bella giornata.
Ma lei era una di quelle che tutto va bene, tutto s’aggiusta.
La portinaia la guardò in faccia, mentre usciva di casa: “Ma che, t’è morto
er gatto?”
Sì: l’aveva chiuso per sbaglio in lavatrice e, a fine ciclo, era molto pulito e molto morto.
Stava per rispondere: “Sì ma va tutto bene, tutto s’aggiusta” ma, in quell’istante, si stortò la caviglia sul pavimento bagnato e volle saggiare la resistenza del pavimento in granito, atterrandoci di culo.
La portinaia si limitò a scuotere la testa e se ne andò.
Lei, agile come una cavalletta con l’artrosi, s’incamminò verso il portone a vetri e capì perché il pavimento fosse bagnato.
Nevicava.
Sospirò, perché era in ritardo, e tutto va bene tutto s’aggiusta però doveva muoversi, l’aspettavano all’ufficio di collocamento.
Il giorno prima, aveva scoperto di essere un esubero. Brutta sensazione ma durata per fortuna solo un paio d’ore: poi l’avevano licenziata. Ma tutto va bene, tutto s’aggiusta.
La caviglia le faceva un po’ malino (tipo che, dalle bestemmie, sulla scatola del panettone nella dispensa della portinaia, le Tre Marie si staccarono e corsero a cercare un esorcista).
Ma, infine, raggiunse la sua Smart…  Ma… Aspetta un attimo, io ho una Panda!
Qualcuno (probabilmente un carro armato) aveva sbagliato manovra e le aveva riformulato la macchina. Valutazione danni: tra 1.000 e 900mila euro, era lo stesso, non aveva manco i mille. Ma tutto va bene, dai, tutto s’aggiusta.
Prese il telefono dalla borsetta, senza calcolare la forza di gravità e la variabile ‘ManheeTheMerdAh’. Il cell colpì il fianco dell’auto (rigandolo), il marciapiede e la strada.
Quando lo riprese, il vetro sembrava una granita.
Ma riuscì a fare il numero di Marco. Libero. Libero. Libero.
E, subito dopo, un WA.
– Ciao, troione, ora non posso ma a pranzo vengo e scopiamo come ricci! 🙂 🙂 🙂
– Ma non hai riunione-fiume?
– Ops, sbagliato finestra. Chi sei?
– Tua moglie. Marco? Marco??? MARCO!!!!
Tutto va bene, tutto s’aggiusta, tutto va bene, tutto s’agg…
Blink! Messaggio in entrata!
Marco? 
No, Giorgio, quello che la corteggiava, con cui parlava… ok, ok, il suo amante.
– Lo so da sempre ma ora devo dirlo, a te e a me stesso. Sono gay. E amo Marco, tuo marito. Ci tenevo a essere corretto. Addio.
Restò in piedi sotto la neve, in lacrime, bagnata, sporca, congelata e col culo ammaccato.
Revenant sembrava Belèn, in confronto. 
Vide che stava arrivando un autobus, il 90 barrato.
Veloce. Senza catene.
Sì. Si sarebbe buttata sotto al 90 barrato.
L’autista non avrebbe avuto il tempo di frenare. Un attimo e tutto finito.
L’autobus correva, verso di lei.
Fece un passo verso la strada e…
BLINK!, le notizie Ansa.
Guardò il telefono, stupidamente, meccanicamente.
E si fermò.
Poi iniziò a ridere, ballare, cantare, con le lacrime agli occhi.
Il 90 barrato si allontanò, assieme a tutti i pensieri oscuri.
E adesso davvero tutto si sarebbe aggiustato, tutto sarebbe andato bene e chissenefrega di Marco e Giorgio e il lavoro e i soldi e la chiappa acciaccata.
Perché la Consulta aveva detto ‘no’ al ballottaggio ma ‘sì’ al premio!
Quindi l’Italicum… poteva passare!
E solo questo, alla fine, interessava ad ogni italiano, no!?
 
…No?…