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Vicini di casa: se li conosci, li eviti

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Vicini di casa: riconoscerli per evitarli

I vicini di casa si dividono mediamente in tre categorie: i ficcanaso, quelli che fingono di non esserlo e i casinisti.

Intorno alle 7 del mattino, il ficcanaso è già affacciato alla finestra, per controllare vita, morte e miracoli dei coinquilini, dei rispettivi cani e parenti, dei passanti e dei negozianti (sia mai che alzino la saracinesca in ritardo), e saluta tutti, con ampi gesti, per far vedere che è sveglissimo e attivo da un po’.

Il finto non ficcanaso, invece, appoggia l’orecchio alla parete o al pavimento, come i Sioux, per sentire gli spostamenti di chiunque e guai se i rumori non si ripetono quotidianamente allo stesso modo, perché si impensierisce. Pure lui spia dalla finestra, ma attraverso il pertugio di stoffa che si forma fra le tende chiuse, per non essere visto, e poi prende nota sul libro nero.

Il vicino casinista, di primo mattino pianta i chiodi nel muro, sveglia i figli con la tromba da stadio, infila a ciascuno di loro (mentre piangono strillando) i calzini antiscivolo (quelli che non riesci a capire come facciano a non provocare la tallonite, da tanto che senti pestare) e inizia a passare l’aspirapolvere, spostando tutti i mobili di casa, non senza strusciarli per bene sul pavimento. Pronti i pargoli per andare a scuola, li fa rotolare rumorosamente giù dalle scale, intonando con loro una canzoncina strappa-ugola, o sgridandoli (nei giorni di nervosismo) come il sergente di Ufficiale e Gentiluomo. Apre la porta del garage (la prima volta credevo che fosse in atto una scossa di terremoto), chiude i ragazzini in macchina pigiandoli come anguille nella nassa e se ne esce strombazzando al cane che, abbaiando, gli impedisce di sgommare via.
Finalmente sembra calare il silenzio.

Ora di pranzo.
Il ficcanaso passa in rassegna tutti gli aromi di cibo provenienti dalle case limitrofe, riconoscendo l’autore dei piatti e l’eventuale variante del giorno, ti suona il campanello con la scusa di chiederti il sale o la molletta per i panni che casualmente gli è finita sul tuo terrazzo e, con la scusa, conta i piatti in tavola per vedere se il numero dei commensali è cambiato, ti augura buon appetito e se ne resta sull’uscio di casa che gli hai sbattuto dietro alle spalle, ad origliare.

Il finto non ficcanaso lo aspetta sulle scale per far finta di non chiedere informazioni.

Il casinista pranza fuori ma il cane lo aspetta latrando di nostalgia, o se non c’è il cane scatta l’allarme, giusto per tenere alta la tensione nel palazzo.

Ora di cena.
Per il ficcanaso e il finto non ficcanaso, la situazione si ripete pari pari a quella del pranzo, con le varianti del caso: se ospiterai amici per cena, i malcapitati verranno analizzati dalla testa ai piedi, scannerizzati e registrati nel libro di cui sopra e contati quando escono, perché è importante sapere se qualcuno è rimasto a dormire (se l’ospitante è una donna, al mattino vengono anche analizzati i cassonetti fuori, per controllare se sono stati consumati alcolici e profilattici).

Notte.
Il ficcanaso soffre d’insonnia e conta le pecorine dei vicini casinisti, mentre il finto non ficcanaso se le fa raccontare il giorno dopo.

La vita in un palazzo non è semplice, l’importante è sopravvivere in apnea, cercando di non sclerare. E adesso scusate, mi suonano al campanello, dev’essere a causa di quella molletta che mi è caduta casualmente sul terrazzo…