Se qualche mese fa mi avessero detto che il mio prossimo lavoro sarebbe stato dipingermi la faccia, usare un asciugamano come turbante e agitare minacciosamente una scopa, probabilmente non ci avrei creduto. Perché non esiste un lavoro simile.

E infatti è proprio così: non esiste un lavoro simile, ma io l’ho fatto lo stesso.

Torniamo indietro di un passo: recentemente è uscito, per i tipi di Sonzogno, il libro “Cosa farebbe Frida Kahlo?” di Elizabeth Foley e Beth Coates, raccolta di biografie di donne che hanno fatto la storia corredate di consigli su come affrontare il quotidiano maschilismo senza finire nel codice penale.

Per una curiosa e fortunata coincidenza, la traduttrice incaricata era anche una personalità bizzarra e senza paura del ridicolo – si dà il caso che fossi proprio io! – che alla domanda “Te la sentiresti di interpretare una di queste donne, ogni giorno, fino a Natale, su  Instagram?” ha risposto quello che nessuna persona di buon senso risponderebbe, cioè “Ma certo, comincio domani!”.

 

“Ma certo, comincio domani!” (povera Enheduanna)

 

Premessa necessaria: le straordinarie donne di cui si parla erano regine, condottiere, cortigiane, scrittrici, piratesse e chi più ne ha più ne metta, in ogni periodo storico prima e dopo Cristo.

Altra premessa ancor più necessaria: non ho alcuna competenza in trucco, nessuno speciale armamentario cosmetico, nessun fotografo a disposizione o set fotografico. Quello che ho potuto usare è stato, nell’ordine, la tenda bianca della mia finestra a mo’ di set, l’autoscatto del mio cellulare al posto di Helmut Newton, una matita nera, una matita per labbra rossa, fondotinta, mascara, fard e un’app di ritocco fotografico semplificata apposta per gli imbecilli come me.

Il resto – vestiti, gioielli, turbanti, mantelli, lance, pistole, gonnellini di banane – me lo sono dovuto inventare giorno per giorno, sacrificando le mie sciarpe preferite, trasformando utensili per le pulizie domestiche in armi letali, frugando nel frigorifero o ripescando dal sacco dei vecchi abiti di carnevale.

La scelta è caduta sulle seguenti donne: Frida Kahlo, Hedy Lamarr, Grainne ni Mhaille, Boudicca, Ada Lovelace, Mary Wollstonecraft, Enheduanna, Isabella Beeton, Nell Gwynn, Clara Schumann, Artemisia Gentileschi, Coco Chanel, Emily Dickinson, Saffo, Mae West, Sophia Duleep Singh, il Cavalier d’Eon, Josephine Baker, Emmeline Pankhurst e l’imperatrice vedova Cixi.

Già il primo giorno si rivela un’impresa. La matita sbava e il monociglio mi avvicina più a Mangiafuoco che alla celebre artista, in più decido di replicare l’autoritratto di Frida con i fiori in testa, ma il surrogato più vicino al fermaglio floreale è una coroncina hawaiana di plastica reduce da un improbabile party estivo. Nonostante tutto, il risultato è notevole.

 

Minima spesa, massima resa…

 

Ma è quando arriva il turno della piratessa Grainne ni Mhaille che comincia il divertimento. Rubo a mia madre una camicia XL, mi avvolgo in un foulard azzurro, riesumo una pistola giocattolo lasciatami da un ex fidanzato dal 2011 (se vi state chiedendo con che razza di criteri mi scelga gli uomini, rassegnatevi: me lo domando anche io) e assumo un’espressione di guerresco ardore.

Negli scatti sembro, nell’ordine: una posseduta dal demonio, una che prende un calco per una prova dentistica, una che sta per starnutire e Maccio Capatonda quando mastica il gommo nella serie ‘Intralci’. Seleziono il selfie migliore, cambio le luci in modo che sia meno aberrante e lo pubblico. Ormai ci sto prendendo la mano.

 

Un asciugamano in testa e siamo tutti Artemisia Gentileschi!

 

Tutto il resto è in discesa: la mia Boudicca ha in testa una collana, indossa come mantello il plaid verde che stava sul divano e agita maestosamente una ramazza, la matematica Ada Lovelace ha i victory rolls ornati da una sciarpa azzurra e dalla versatile coroncina hawaiana annodata come fermaglio e porta un camicione di Zara, la sacerdotessa Enheduanna è avvolta da un copriletto, il turbante di Artemisia Gentileschi è un asciugamano e la piuma del celebre autoritratto è sostituita dalla lanceolata foglia di una pianta che mi trovavo in camera (procedimento che mi ha attirato bestemmie da tutta la famiglia), le maniche a sbuffo di Isabella Beeton sono realizzate inserendo nelle maniche un maglione qualsiasi dei body di pizzo strabordanti, in Josephine Baker sono nuda e coperta solo da diversi giri di perle e un gonnellino di banane tenuto su con lo scotch da pacchi e per fare l’imperatrice cinese Cixi ho dovuto strizzare gli occhi per una serie di innumerevoli, infiniti selfie alla cieca (grazie al cielo esiste il fotoritocco per cancellare le smorfie).

 

Perdonami, Ada, per la camicia di Zara

 

La vetta assoluta la raggiungo però quando devo impersonare il Cavaliere d’Eon, noto travestito che passò metà della sua vita da uomo e metà da donna: giustamente, non avendo né una competenza speciale nel maquillage né un volto particolarmente androgino, decido di dividere in due la mia faccia truccando la parte destra da dama secentesca e la sinistra da moschettiere con barba e baffi. Disponendo in tutto di una matita rossa e una nera.

L’effetto è da urlo.

Da urlo proprio!

 

Nel frattempo la mia pagina Instagram si è riempita di commenti di persone che seguono con interesse i successivi travestimenti, tanto che comincia una specie di Indovina Chi sulle nostre donne straordinarie che riesce inspiegabilmente ad appassionare il pubblico. C’è chi richiede di interpretare nuovi personaggi, chi si informa sulle prodezze di queste eroine del passato, chi si lascia conquistare dalle stringatissime bio messe come didascalia a ciascuna foto, addirittura chi mi domanda di mollare tutto e farne una professione (?).

https://www.instagram.com/p/BqpFBTiAsIT/

Insomma, è tempo di tirare le fila dell’esperimento e chiedersi: quali di queste meravigliose avventuriere, protofemministe, letterate, scienziate e donne di potere ha colpito di più nel segno in questi tempi bui? Quali sono stati i travestimenti più apprezzati?

Che domande: quelli in cui si vedevano di più le tette.

 

(potete vedere l’esperimento su https://www.instagram.com/idaamlesu/)